La produzione europea nel XIX secolo – I Santini merlettati

La produzione europea del XIX secolo

    Verso la fine del ‘700, il Santino assume una maggiore funzione nel ricordo di diversi momenti della vita cristiana dei devoti. Esso non rappresenta più l’immagine devozionale legata a Cristo, Maria o un santo in particolare, ma anche un ricordo di Battesimo, Prima Comunione, Cresima, Matrimonio, Morte. Quindi diviene un documento importante da cui i produttori europei traggono spunto per incrementare la produzione ed incentivare nuove e più economiche tecniche di stampa. Nacquero così molte case editrici che producono su scala industriale immettendo sul mercato enormi quantità e varietà di santini.

I santini di Praga

ST. ELISABETH (S. Elisabetta) Incisione su rame con applicazioni in foglia d'oro. Praga, inizi XIX secolo.

ST. ELISABETH (S. Elisabetta)
Incisione su rame con applicazioni in foglia d’oro. Praga, inizi XIX secolo.

    Nel 1796, Aloisio Senenfelder (Praga 1771 – Monaco 1834) inventò una nuova tecnica di stampa, la litografia, basata sulle proprietà di assorbire grassi o di rifiutarli quando venivano bagnate con soluzioni acido-gommose delle pietre calcaree. In seguito Engelmann sviluppò ulteriormente questa tecnica di stampa utilizzando diverse pietre calcaree in base ai colori necessari, ottenendo così la cromolitografia.

    Praga divenne all’inizio del XIX la indiscussa capitale europea per la produzione dei santini. Prerogativa di questa produzione è l’uso della tecnica a rilievo e a punzone, caratterizzati soprattutto per l’applicazione di elementi decorativi in oro o colorati e soprattutto le cornici floreali colorati con colori molto vivaci e infine con uno strato successivo di una leggera verniciatura trasparente.

    Tra i produttori principali ricordiamo Hoffman, Hora e Koppe. I produttori più famosi furono i Rudl e il suo più importante esponente Sigmund.

I santini Merlettati

    I Santini di Pizzo o volgarmente detti Merlettati sono l’ideale prosecuzione dei precedenti canivet manufatti e degli intagli del XVIII secolo, da essi infatti traggono l’idea dell’icona incorniciata da una fitta ed elaborata merlettatura.

    Intorno agli anni ’20-’30 del XIX secolo nuove tecniche di stampa consentono di produrre migliaia se non milioni di pezzi su vasta scala e l’idea innovativa della Pressa a Punzone applicata alla Siderografia da origine alla creazione dei cosiddetti Trinati a Punzone, detti “Santini di Pizzo”.

LE REDEMPTEUR DU MONDE  (Il Redentore del mondo) Siderografia su fondo trinato a punzone. Uno dei primi esemplari prodotti con la nuova tecnica. Parigi, primi anni del XIX secolo.

LE REDEMPTEUR DU MONDE
(Il Redentore del mondo)

Siderografia su fondo trinato a punzone. Uno dei primi esemplari prodotti con la nuova tecnica. Parigi, primi anni del XIX secolo.

    Un rapporto inglese sull’Esposizione di Londra del 1851 racconta l’origine di questa tecnica:

……“La modalità di perforare la carta spessa e il cartoncino con macchinari fu applicata inizialmente dal signor Marc La Rivière, un orologiaio svizzero, il quale ottenne un brevetto circa venti anni fa, per la perforazione dello zinco e di altre lastre metalliche, e che fondò una fabbrica a Hackney, vicino alla capitale Londra. Il signor De La Rue, invitato a visitare questa fabbrica, suggerì allora la sua applicazione alla carta e al cartoncino e prese accordi con La Rivière per sviluppare questa magnifica e nuova tecnica di ornamento della carta.”……

    I Canivet manufatti e il loro accurato e minuzioso lavoro di trinatura sono ancora vivi nei ricordi dei fedeli e dei già esistenti “collezionisti” dei piccoli capolavori e della nuova borghesia che ne subiscono il fascino elegante ed opulento. Quindi questa nuova ed innovativa tecnica di stampa diventa la preferita dai vecchi e nuovi editori poiché permette loro di ricrearne le caratteristiche ed addirittura ne aggiungono altre, arricchendole ulteriormente, in milioni di pezzi a basso costo e soprattutto di tempo di lavorazione. Tutto questo insieme alla grande intuizione commerciale dettata dalla grande richiesta dei nuovi belli ed eleganti santini, fa si che in Europa e principalmente in Francia, veda il continuo aumento delle case editrici e degli incisori che come vedremo in seguito diventeranno concorrenziali, fornendo prodotti sempre più accurati e preziosi.

    E’ vero che il prodotto finale non è più un pezzo unico o raramente una limitatissima tiratura ma in questo modo si potevano soddisfare le richieste di gusto ed economiche di tutti i ceti sociali e non solo di una stretta elite che poteva permetterseli.

    I primi tentativi di produzione con la pressa a punzone furono fatti con la cosiddetta “stampa cieca” (bianco su bianco) colorando a mano alcune parti. Le perforazioni della carta non erano ancora a forma tondeggiante ma a minutissime losanghe o a piccoli riquadri con delle stelline agli incroci e come supporto si usava una carta molto sottile per ricordare la trasparenza e la leggerezza dei precedenti canivets.

    Ben presto si è avuta una evoluzione e si abbandona anche l’idea del formato rettangolare del santino per acquisire forme più elaborate e varie: ovali, floreali, ad altarino… etc… ed il trine o il merletto in molti casi non sempre ha una funzione decorativa ma in alcuni casi e per alcuni case editrici (Maison Basset, Dopter, Bouasse-Lebel, Turgis) essa diventa un commento o una dilatazione del tema raffigurato nella siderografia fornendo al possesore un’ulteriore motivo di riflessione e preghiera (il termine tedesco per chiamare i santini, ovvero ANDACHTSBILD ha proprio il significato di “immagine di riflessione”).

    Con il passare degli anni la produzione dei santini merlettati da un’evoluzione stilistica che intorno agli anni ’50-’60 del XIX porta alla creazione di piccoli capolavori, si va via via affievolendo e negli ultimi decenni le trinature si semplificano sempre più fino a ridursi ad una semplice bordura a pressa che se prima racchiudeva una siderografia successivamente si creeranno dei supporti su cui applicare cromolitografie o fotografie.

Parigi e i merlettati francesi

    Parigi, dalla terza decade del XIX secolo, diventa il centro più importante per la produzione di santini. Nella prima metà del secolo il quartiere della rue Saint-Jacques diviene il centro nevralgico delle case editrici parigine dato il continuo fiorire di vere imprese di produzione. In seguito ad un’ordinanza municipale, verso la metà del XIX secolo, tutte le case editrici di santini ed oggetti sacri lasciano il quartiere della rue di Saint-Jacques per spostarsi nel quartiere attorno la chiesa di St. Sulpice e la rue du Petit Bourdon, che cambierà nel 1851 in rue Saint-Sulpice diventa la via in cui si concentrano la grande quantità di case editrici di santini tanto che da quest’ultima darà il nome allo stile che caratterizza l’intera produzione francese, ovvero lo stile Sulpiciano.

    Tra le case editrici parigine spiccano per la produzione dei santini merlettati: la Maison Basset, la Dopter, la Turgis, la Bouasse-Lebel, la Pintard, la Letaille, la Bes et Dubreuil, la Breval, la Saintin, la Villermur, la Jean, la Felix, la Bertin, la Pannier, la Auger, la Blot, la Camus, la Chanson, la Boumard, l’Alcan …. e molte altre.

Sempre in Francia:

- a Tours: la Bertiault e la Vaurs;

- a Poitiers: la Bouasse Jeune e la Bonamy;

- a Limoges: la Chapulad;

- a Bordeaux: la Giraurd.

 

I merlettati in Europa

Germania

La produzione dei Santini di Pizzo o Merlettati ben presto si espande e valica i confini francesi per essere prodotti anche dagli altri paesi europei.

In Germania e soprattutto a Dusseldorf nacquero i “Nazzareni”, ovvero una scuola di pensiero applicata alla realizzazione dei santini che volevano riportare, formalmente quei contenuti di fede e di verità evangeliche che erano propri ma che erano state messe in secondo piano dall’eccessiva fantasia e sentimentalismo dai produttori francesi. Il pittore Overbeck fu il maggiore esponente di questa corrente che ebbe tra il 1810 ed il 1860 il periodo di maggiore produzione di santini con questo stile.

La Scuola dei Nazzareni caratterizzò la produzione tedesca nel corso dell’Ottocento e prevalentemente della seconda metà di quest’ultimo. Le maggiori case editrici tedesche furono:

- a Dusseldorf: la Verain

- a Monaco: la B. Kühlen

- a Mönchengladbach: la Carl Poellath

- a Norimberga: la Carl Mayer, la Serz & C., la Sphaltich, la Franz Schemm

- a Stoccarda: la Schaufele

- a Strasburgo: la Th. Schaumann

Svizzera

La produzione svizzera si può riassumere in una sola casa editrice, la Benziger di Einsiedeln, fondata nel 1792 da J.C.Benziger che proseguì l’attività fino al periodo del 1° conflitto mondiale. La Benziger occupa uno spazio molto importante in Svizzera ed in Europa per la quantità e soprattutto la qualità dei suoi santini, tanto che esportarono in tutti i paesi europei e soprattutto negli Stati Uniti, tanto da avere dei depositi a New York e a Cincinnati.

La Benziger non apporta notevoli novità, in realtà guarda con interesse alle produzioni francesi e tedesche e quindi applica ai propri santini il meglio di entrambi.

Spagna

La produzione spagnola ottocentesca non è particolarmente prolifica in termini quantitativi. Da un punto di vista creativo risente dalla produzione francese copiandone molte volte la trama dei trafori e delle iconografie.

Tra le case editrici spagnole ricordiamo:

- a Barcellona: la Riera, la Peña y Sacanell, la M. Bordas, la R. Sola y Roca

- a Valencia: la Sanchis, la P. Marti

Italia

La produzione dei santini di pizzo è quasi assente nel territorio italiano del XIX secolo, in quanto ancora si preferisce l’uso della calcografia. La produzione italiana dei merlettati si può ricondurre a Leonardi che ha la sua casa editrice a Torino dal 1857 e sempre a Torino, A. Frojo.

 

Le diverse tipologie dei santini merlettati

La continua concorrenza tra le case editrici ha portato un ulteriore diversificazione nella produzione ed allo scopo di stupire il compratore si producono santini merlettati con elementi in aggiunta, si hanno così i:

- Merlettati a Sorpresa: creati con un sistema ad ante perlopiù riproducenti motivi floreali (fiori, petali, foglie) apribili ripiegate su se stesse che coprono l’immagine impressa.

- Merlettati Vestiti: sono arricchiti con lustrini colorati e paillettes e come i collages, sono arricchiti ulteriormente con stoffe varie.

- Merlettati a Edicola: sono siderografie impresse su un fondo trinato a punzone a forma di edicola chiusa da una o due ante.

- Merlettati con Foto: al posto della siderografia viene applicata la foto dell’icona (dal 1850 in poi) sul fondo trinato a punzone.

- Merlettati su Pasta d’Ostia o Seta: attorno al 1870 la merlettatura incorniciava gli ovali di Pasta d’Ostia o Seta decorati e colorati a mano.

2 Responses

  1. Lo Cicero Gianluca scrive:

    Grazie a te per l’apprezzamento!

  2. Dionigi Luigi scrive:

    grazie per le preziose informazioni. Finora ho raccolto santini merlettati perché il bello piace ma sapere qualche informazione tecnica è necessario.