Introduzione al Santino

    Nei duemila anni di storia cristiana, l’iconografia ha rivestito un ruolo fondamentale per la divulgazione della nuova religione. L’analfabetismo nel corso dei secoli era appannaggio di una stretta cerchia sociale per cui la scrittura non è stata sempre accessibile a tutte le classi sociali e i cristiani facenti parte del popolo dai primi anni della fondazione fino poco tempo fa erano esclusi dalla lettura dei testi sacri e dei codici di spiritualità facenti parte della ricca biblioteca della cristianità.

    Tale carenza culturale è sempre stata colmata dal tramandarsi oralmente i vari racconti biblici ed evangelici, nonché stralci dei pensieri filosofici delle varie personalità cristiane, o anche alle catechesi istruite durante le omelie in chiesa.

    Ma l’icona, ossia l’immagine è l’unico elemento stabile e duraturo per l’evangelizzazione  e il santino, con il tempo grazie anche alla sua immediatezza e alla sua “portabilità”, ne diventa quello di quotidiana fruizione e di universale distribuzione.

    Nel lungo percorso che porta alla nascita del santino riveste un ruolo importante e fondamentale la figura del miniatore.

    Il Miniatore ha il compito di completare il lavoro dell’amanuense nella copiatura dei libri sacri e dei codici ecclesiastici decorando con le immagini di Cristo, di Maria e dei Santi i capolettera di ogni capitolo di un testo. Tra il XIV e il XV secolo, da semplice elemento decorativo dei capolettera, la miniatura si evolve fino a divenire una vera e propria scena narrativa pittorica del tutto indipendente dalle lettere iniziali e assurgendo a elemento decorativo a sé stante del manoscritto.

    L’uso prolungato e quotidiano di questi testi nei vari momenti di consultazione per gli usi liturgici, provoca con il tempo un deterioramento delle varie parti e non mancavano certo gli incidenti causati da bruciature o strappi. Nel caso in cui fosse stato impossibile operare un restauro del codice, le miniature o le pagine interamente miniate venivano ritagliate e conservate all’interno di altri codici, attaccate ai muri delle case o portate con sé durante i lunghi viaggi, dando loro lo stesso valore di un oggetto sacro, benedetto sia dal contenuto che dall’uso primitivo che esso aveva avuto durante le liturgie ecclesiastiche.

    Nasce così l’idea primitiva del santino tascabile, dell’immagine sacra o devozionale in piccolo formato, originata dalla necessità di avere con sé un oggetto sacro e che si concretizza solo per quei pochi fortunati che potevano ottenere i ritagli dei codici dai monaci, dai chierici o dai ricchi committenti.

    Da questo momento diviene quasi naturale la richiesta di sempre maggiori quantitativi di miniature non più quindi ex-libris ma indipendenti dai codici e per far fronte alle continue e sempre maggiori richieste e con l’avvento della stampa nel XV nascono i santini così nella concezione con cui li conosciamo adesso.