San Giuda Taddeo Apostolo

    San Giuda Taddeo è uno dei 12 che Gesù elesse ad Apostoli  dopo la notte passata in orazione sulla montagna.

      “In quei giorni Gesù se ne andò sulla montagna a pregare e passò la notte in orazione. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede il nome di apostoli: Simone, che chiamò anche Pietro, Andrea suo fratello, Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo d’Alfeo, Simone soprannominato Zelota, Giuda di Giacomo e Giuda Iscariota, che fu il traditore.” (Lc 6, 12-16)         

    Era fratello di un altro Apostolo, ovvero Giacomo il minore, il che lo identifica come uno dei figli di Maria di Cleofa, una delle “tre Marie” presenti sotto la croce, e di Alfeo, fratello di San Giuseppe. San Giuda Taddeo è quindi diretto cugino di Gesù, ed infatti per rimarcarne la parentela, viene rappresentato iconograficamente molto somigliante a Gesù se non addirittura perfettamente identico nel volto.

    Nel Vangelo di Luca viene chiamato Giuda di Giacomo e questo ha fatto si che molti studiosi esegeti si porsero nei vari secoli la domanda sul vero significato dell’appartenenza usata, in quanto Giuda poteva essere allo stesso modo o fratello di Giacomo o figlio di Giacomo. Il mistero viene risolto dallo stesso Giuda nella sua lettera apostolica presente nel Nuovo Testamento in cui si presenta proprio come fratello di Giacomo.

    Giuda viene anche chiamato con il nome di Taddeo o Lebbeo nei Vangeli di Marco e di Matteo, ma questi sono i soprannomi con cui è identificato mentre in altri testi è chiamato Giuda lo zelota. Giuda significa “Lode”, Taddeo (derivazione dall’aramaico Taddajja) ha il significato di  “colui dal petto largo o magnanimo” mentre Lebbeo (dal greco Libba “cuore”) ha il significato di “Coraggioso”.

    È il fondatore della Chiesa Armena (Catholicos) convertendo, dopo averlo guarito, il principe Abgar V che aveva chiesto che lo stesso Gesù Cristo andasse da lui per guarirlo. Gli sono attribuiti una lettera canonica (ritenuta pseudoepigrafica) ed un Vangelo Apocrifo, andato perduto di cui si conosce l’esistenza poiché fu citato nel Decreo Gelasiano.

    La tradizione vuole, secondo Eusebio di Cesarea, che Giuda Taddeo fosse sposato  ed addirittura fosse lo sposo delle nozze di Cana in cui Gesù fece pubblicamente il suo primo miracolo trasformando l’acqua in vino.

All’interno dei Vangeli il suo nome non è nominato se non nell’elenco della elezione ad Apostolo di Gesù, l’unico Vangelo che lo nomina escludendolo dal resto degli eletti è Giovanni che cita una sua affermazione durante l’ultima cena di Gesù nel cenacolo: “Gli disse Giuda, non l’Iscariota: Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi e non al mondo?”.

    Dopo la venuta dello Spirito Santo gli Apostoli furono mandati ad evangelizzare per il mondo. Secondo alcuni testi siriaci, Giuda Taddeo evangelizza in Turchia, precisamente nella parte orientale, a Edessa. Secondo un’altra più probabile leggenda, Giuda Taddeo si sarebbe recato nelle regioni limitrofe della Palestina, nell’Arabia, Siria e Mesopotamia; avrebbe sofferto il martirio a Beirut o ad Aradus in Fenicia.

    Una leggenda fondata attraverso alcuni scritti narra che Taddeo abbia incontrato l’apostolo Simone Zelota in Persia, insieme al quale evangelizzò quel regno; nonostante la continua ostilità dei sacerdoti pagani e soprattutto dei due maghi Zaroes e Arfaxat, nel giro di quindici mesi battezzarono in Babilonia circa 60.000 uomini, senza contare le donne e i fanciulli, e in tredici anni percorsero le dodici province dell’impero persiano.

    Giunti nella città di Suanir, ai due Apostoli fu ordinato di sacrificare nel Tempio del Sole al sole e alla luna, ma essi risposero che il sole e la luna erano solamente creature del Dio che essi annunziavano; cacciarono dagli idoli i demoni, che vi soggiornavano, e, fra ululati e orrende bestemmie, se ne scapparono due figure nere e terrificanti; allora i sacerdoti e il popolo si precipitarono sui due Apostoli; i due furono uccisi da sassate e colpi di mazza, anche se alcune leggende narrano di spade e lance.

    San Giuda Taddeo  per antichissima tradizione, viene invocato come grande patrocinatore dei casi disperati e grande taumaturgo, oltreché come patrono della purezza, molti Santi sono stati ardenti devoti a Lui, San Bernardo viaggiava sempre con una reliquia di San Giuda, Santa Gertrude contribuì molto a rendere nota la sua vita e infine Santa Brigida di Svezia a cui  Gesù Cristo apparve in un momento di gravissima necessità e dolore in cui ella lo pregava ardentemente. Nostro Signore disse alla Santa di chiedere la intercessione di San Giuda Taddeo, particolarmente prodigo proprio nelle necessità più profonde e disperate. La Santa ottenne sollievo grazie alla intercessione di San Giuda Taddeo ed a sua volta rese ancor più conosciuta quindi la sua funzione di Patrono dei casi disperati.

” Taddeo ha vinto il demonio colla sua purezza di cuore ” (Revel. Extra V. cap. 34)

    Nel 1977  la famosa sindonologa Emanuela Marinelli attraverso lo studio degli spostamenti del famoso e Sacro lenzuolo funerario di Torino nel medio oriente avanza l’ipotesi fondata che l’icona (Mandylion) che S. Giuda recava con se e che utilizzava per convertire i popoli non fosse altro che la S. Sindone  stessa ripiegata in più parti fino a mostrare solamente il volto impresso del Cristo.

Recentemente alcuni collezionisti di Santini lo hanno proclamato loro protettore in quanto S. Giuda era solito portare con se una immagine di Gesù Cristo per evangelizzare, una sorta di primo santino della storia.